10.05.2019

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500 opere da tutto il mondo per Asolo Art Film Festival 2019

Treviso – Sono arrivate in 500 da 45 paesi, dalla Russia al Brasile, ma sono solo una cinquantina quelle ammesse alla più antica rassegna al mondo dedicata al cinema d’arte.
La grande macchina di Asolo Art Film Festival, giunto quest’anno all’edizione numero 37, scalda i motori attraverso la selezione delle opere che si contenderanno il primo posto nelle diverse sezioni.
Il premio verrà consegnato il 23 giugno, giornata conclusiva del Festival, dalla giuria composta dall’attrice Silvia Calderoni, dal direttore del Festival Internazionale dei Film d’Arte, FIFA (Montreal, Canada) Philippe U.Del Drago, da Helena Kritis, selezionatrice del Rotterdam Film Festival, dal direttore di SKY ARTE Roberto Pisoni e dal regista Virgilio Villoresi.

Il Festival è strutturato in due sezioni: Film Sull’Arte – con lavori dedicati all’arte in tutte le sue forme – e Film d’Arte (caratterizzata da opere audiovisive create con qualsiasi tecnologia utilizzata come strumento d’espressione).
Quest’anno si aggiunge la nuova categoria Post Internet ART, a cura di Piero Deggiovanni. Fuori concorso ci sarà invece una selezione di videoclip curata da Michele Faggi.

La direzione artistica è affidata a Cosimo Terlizzi, cineasta e artista eclettico che spazia dalla fotografia alla video arte, autore tra le altre opere, di “L’uomo Doppio” e del recentissimo “Dei“, inserito nella selezione dei David di Donatello e del Ciak D’Oro come Migliore Opera prima.

Il tratto distintivo che Terlizzi ha voluto imprimere all’edizione 2019 è nel segno di Eleonora Duse e trae ispirazione dall’introduzione storica nel mondo delle arti del dispositivo cinema, con il suo linguaggio sconosciuto ai tradizionali cultori dell’arte, e che nel 1916 l’attrice, sepolta oggi proprio ad Asolo, aveva definito “la belva”. Da qui il titolo di questa edizione: “Il cinematografo mi fa paura”. Dall’inquietudine di Eleonora Duse (1916) alla post internet art (2019). Fascinazione dell’immagine in movimento.

“Penso che la vivace ricerca che avviene nelle arti performative rivitalizzi il cinema stesso – commenta Terlizzi -. L’utilizzo del dispositivo cinema oggi è sempre messo in discussione. Ma mi chiedo se ‘la belva’ ci abbia consumato in questo ossessivo uso dell’immagine in movimento o se noi abbiamo divorato lei”.

 

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