TEMA DELLA 36° EDIZIONE

Sguardi (in)opportuni

L’Arte è Viva, ma non ci parla. A lungo messa a tacere da un sistema oppressivo e ghettizzante nei confronti della diversità – sessuale, etnica, sociale, ma anche di pensiero, di visione, di linguaggio – oggi viene ulteriormente soffocata dall’acrimonioso ribollire di accuse, biasimi e polemiche, che di rado si spingono però a scalare i rassicuranti confini del privilegio per gettare uno sguardo al di là del muro.

Fuori: c’è un mondo organizzato che viaggia con tempi e ritmi diversi, anomali rispetto alla nostra quiescenza. Estetiche eccentriche, linguaggi sperimentali, narrazioni non allineate, capaci di gettare luce sugli ingranaggi cigolanti della modernità, sui bottoni logorati della memoria ricostruitaImmagini e immaginari che esprimono l’ansietà del presente, rivendicano la problematicità della creazione artistica contemporanea profondamente minacciata su tanti fronti, ma ancora lanciano un messaggio di speranza: danno forma concreta ad aspirazioni, ambizioni e sogni, li rendono visibili e raccontabili, per rispondere infine al mai pago anelito alla riconciliazione dell’uomo con la sua stessa natura umana.

Sono sguardi altri, diversi, non legati ad un solo punto di vista, sguardi cinematograficiSi dislocano liberamente nello spazio e nel tempo, suggerendo strade nuove, interpretazioni difformi, direzioni diverse, che ci riscattano dalla predestinazione.

Sono sguardi difficili, destabilizzanti, a volte fastidiosi, spesso polemici: sguardi ad un primo impatto inopportuni, cui vorremmo sfuggire, vergognosi della nudità del re.

Ma sono sguardi oggi più che mai OPPORTUNI: ci ricordano che fare cinemafare arte, fare un Festival di Film sull’Arte, invitare alla riflessione, alla discussione, laddove necessario alla contestazione, è un’operazione difficile, ma bellissima; è un miracolo, che perpetuandosi ci ricorda chi siamo, da dove veniamo, dove vogliamo andare. Sono sguardi che ci parlano, e ci fanno sentire vivi.