ARFILMFESTIVAL AD ASOLO SI RICORDA INGRID BERGMAN

di Luciana Boccardi

Nonostante il diluvio, la rassegna ARTFILMFESTIVAL e la celebrazione del quarantennale del Premio “Eleonora Duse” ad Asolo si è aperta registrando un successo incondizionato con la prima giornata che ha ospitato l’evento proposto dalla Associazione Culturale Paolo Rizzi per ricordare la prima edizione del Premio “Duse” e per dedicare un omaggio a Ingrid Bergman , che fu la prima a riceverlo nel 1977.

Nel programma di eventi destinati alla proposta culturale dedicata al Cinema d’arte , per il quadro del Quarantennale del Premio “Duse” è stata inserita una curiosa mostra di moda dedicata a “una donna di oggi con il carattere e lo stile di Ingrid”. L’idea è stata suggerita all’Associazione Paolo Rizzi che ha curato l’evento dalla dichiarazione che quest’anno ha avuto un’eco importante nel mondo della moda in generale, dopo il lancio di un “basta con la volgarità” gridato all’inizio del 2017 da Giorgio Armani. L’invocazione di una moda meno sguaiata, più silenziosa, un look educato che le ultime stagioni ci avevano fatto dimenticare è stato raccolto da vari stilisti (anche se così smentito dalle recenti sfilate americane che hanno esaltato ancora una volta lo street- style, ma che – per fortuna degli amanti di una moda quieta – non hanno un peso eccessivo sotto il profilo intellettuale e concettuale della moda.

E’ nata così l’idea di una capsule che coinvolgesse un numero limitatissimo di stilisti italiani di alta moda per una proposta di un look dedicato all’immagine sofisticata e semplice insieme che caratterizzò sempre la Bergman.

E il “NEW INGRID LOOK” , proposto per la prima volta in Italia, con la regia di Rina Dal Canton è stato presentato nella sede suggestiva dell’ex convento dei SS.Pietro e Paolo di Asolo con una serie di creazioni di grande prestigio firmate da stilisti di grande spessore tra i quali Renato Balestra, Giuliana Cella, Raffaella Curiel, Gattinoni, Michele Miglionico, Gianni Molaro, Sabrina Persechino, e per gli accessori , le borse V73, Elisabetta Armellin.

Per una donna che soprattutto esprime classe e stile Balestra propone un abito corto beige in georgette, ricamato, e un fourreau nero da sera con cenno di strascico ma di importante semplicità.

La Bergman – ha detto lo stilista triestino che della classe ha fatto una ragione di vita – ha saputo coniugare il ruolo di star con quello di persona che voleva vivere la sua vita privata fuori dagli schemi dello star-system, senza temere di mettere tutto in gioco. Low profile nella vita, non sempre necessariamente elegante, ma grande diva, affascinante e raffinata” .

Giuliana Cella ha interpretato il vero carattere di Ingrid-attrice, proponendo un completo con pantaloni bianchi e giacca-tunichina decorata da un cenno spiritoso di cravatta.

La semplicità – dice di Ingrid Bergman la stilista che sa inventare una moda per ognuno diversa – che era la forza espressiva estetica di questa grande signora dello schermo e della vita non significava rinuncia a un tocco di originalità. Sopra quel pantalone, Ingrid poteva benissimo indossare un caftano occidentale”.

Raffaella Curiel ha dedicato alla new –Ingrid uno dei suoi inimitabili tailleur, nero con giacchina breve e gonna svasata corta mentre per la sera ha ottenuto un applauso standing il suo abito lungo di chiffon azzurro cielo, interamente punteggiato di schegge brillanti , che si raccoglie lateralmente in un drappeggio che sembra un uno dei suoi vestiti più fascinosi in chiffon brillantato raccolto in un drappeggio che abbraccia sapientemente i fianchi.

Una donna che accomuno a questa grande attrice – ha detto Lella Curiel – è certamente Allegra Agnelli Caracciolo: così elegante, schiva, riservata. Nell’universo hollywoodiano pieno di stereotipi banali la femminilità profonda e desueta di Ingrid Bergman ci ha insegnato la grande bellezza del Nord. Impossibile leggere i “colori” di Ingrid con il codice mediterraneo”.

Di Gattinoni, su design di Guillermo Mariotto, la capsule asolana ci consegna un abito da giorno e uno stupendo abito da sera in taffetas bianco e graffiti dipinti a mano sui pannelli sbiechi.

Lo stilista venezuelano – direttore artistico della griffe guidata da Stefano Dominella con il supporto comunicativo di Edoardo De Giorgio – si tuffa letteralmente nella moda, “ tenendo gli occhi bene aperti – precisa – sulla società, sulle vicende umane e soprattutto sulla bellezza come obbiettivo assoluto che non abbandonerò mai”.

Michele Miglionico non ha bisogno di immaginarsi una donna stile Ingrid perché è questo il suo ideale femminile di sempre : abito da giorno chiaro , corto, mentre in nero assoluto è Il suo superbo fourreau nero , lungo, in tessuto aereo che muove la superficie in riflessi intriganti.

L’immagine di Ingrid Bergman, icona intramontabile del cui fascino stiamo parlando ancora oggi – ha detto lo stilista che detesta le mezze misure anche nei giudizi – si identifica perfettamente nei miei smoking femminili che giocano sempre su un concetto di ambiguità interiorizzato”.

Giallo e nero sono i due colori che Gianni Molaro vuole per uno stile “Bergman” che di giorno indossa una gonna nera corta con blouse di voile giallo limone e per la sera accompagna una gonna lunga, aderente alla silhouette, un corpetto nero e giallo sole, interamente ricamato a mano .

Ingrid? nell’apparenza una figura come tante, di una semplicità quasi imbarazzante, eppure una intensità coinvolgente anche con tanta distanza temporale. Ingrid Bergman – dice Gianni Molaro – è un’icona che non tramonta, è donna tutta, è una presenza rassicurante e quieta eppure tanto intensa e sensuale”.

Se esiste una scuola Capucci questa è nell’anima di Sabrina Persechino che ha creato una giacca (su abito corto uguale) verde reseda, le cui maniche sono un poema di altissima sartoria, raccolte in “onde” che appartengono a quella visione di “onde da indossare” proposta dall’architetto- stilista con la più recente collezione.

La scelta di vestire una “equivalente Ingrid” – ha detto Persechino – deriva dal modo di vedere e interpretare una donna sofisticata, non eterea, che non ha bisogno di denudarsi per farsi notare nè per rendere visibile in superficie una sensualità intensa e profonda. Una donna per la quale si può davvero dire: basta la presenza! Se dovessi cercare un parametro con riferimenti al mondo dell’architettura che rappresenta il mio universo stilistico, cercherei come icona intellettuale una figura come Ingmar Bergman, così completa da apparirmi come esempio di architettura morale”.

Una pagina eccezionale per l’accessorio di alta moda , idealizzato nella borsa femminile da passeggio, da lavoro, da tempo libero, è risultata nella capsule di Asolo la collezione “New Ingrid look” di Elisdabetta Armellin per V73 che la stilista geniale ha interpretato con proposte dalle forme ipersemplici impreziosite da decorazioni sapienti e bellissime che raccontano la formazione artistica della dinamica stilista veneta cresciuta sulle rive del Sile, che ha fatto di Venezia la sua vera città.

Ingrid? È il nome che ho voluto dare alla borsa realizzata per il Centenario della nascita dell’attrice celebrato a Venezia in Palazzo Ducale. In quella sede ho accompagnato il commento al libro “CON INGRID TRA COLLINE VIOLA” (ed. Supernova) dedicato alla grande attrice che ho ammirato tanto dalla mia giovinezza in su e ho consegnato la borsa “Ingrid” al fondo Bergman del Museo del Costume di Palazzo Mocenigo a Venezia. Lei per me è nell’iniziale del suo nome: I = irretire, infinito, isola, Insieme, illusione, invenzione, immaginare, incontrare.”

Nel la Mostra per il Quarantennale del Premio “Duse” , nel quadro di ArtFilmFestival ad Asolo , sono presenti , oltre a vari reperti di documentazione riguardante momenti celebrativi per l’attrice gli oggetti provenienti dal fondo Bergman del Museo del Costume di Palazzo Mocenigo a Venezia., donati per il Centenario della nascita di Ingrid, da Doria (che ha elaborato il cappello che Ingrid Bergman portava nel film “Casablanca”), Ferdinando Sandi, di Padova, con un bracciale prezioso in acciaio, argento e ambra sul quale sono incise le iniziali I.B.; e una borsa chiamata “Ingrid” creata da Elsabetta Armellin di V73, che ha usato come materiale il prezioso velluto “Vendramin” riprodotto da Rubelli da un originale del 1200 quando questo velluto veniva destinato esclusivamente alla confezione dalla stola dei Procuratori di San Marco, il ruolo più importante nel governo della Serenissima Repubblica di Venezia.

Alle pareti, le foto dell’esposizione “10 SCATTI PER INGRID” messe a disposizione della rassegna asolana dall’archivio di Giulio Malgara.

La manifestazione asolana (14-17settembre), ARTFILMFESTIVAL – festival del cinema d’arte (ma non solo) è stata inaugurata con la presentazione di Vittorio Pierobon del libro CON INGRID TRA COLLINE VIOLA (ed. Supernova) che racconta l’incontro nella “città dei cento orizzonti” (come Carducci amava definire il borgo trevigiano di Asolo) tra l’attrice – venuta per ricevere il primo premio “Duse” (1977) – con l’autore del libro che oggi la ricorda. Con la prossima edizione 2018, ARTFILMFESTIVAL inizia un nuovo percorso che prevede anche lo spostamento della data che sarà riportata all’originario mese di giugno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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